Villa Tamagnino, Negri, Lattes

Località: Istrana, Casoni, Via Nazario Sauro

La villa fu costruita nel 1715 per il conte Paolo Tamagnino e fu una delle prime opere di Giorgio Massari; successivamente vi abitò lo stesso architetto, per passare poi in eredità ai conti Negri, che a metà dell’Ottocento la cedettero ai Lattes.

Massari (1687 – 1766), veneziano, si considera come elemento di transizione fra la tradizione palladiana, che riconsiderò attraverso l’opera di Baldassarre Longhena, e il neoclassicismo; questo edificio appare comunque piuttosto barocco per la spinta verticale del settore centrale che prevale sulla compostezza degli elementi ai livelli inferiori.

La casa padronale a due piani si innalza appunto in un terzo, con serliana che sfonda il timpano di coronamento, solo nella parte mediana, raccordata al secondo piano con due ali ad arco di cerchio che raggiungono gli spigoli del fabbricato, conclusi da sfere di pietra su plinti. Tutto il settore centrale sembra integralmente estrapolato dalla facciata di un tipico palazzo veneziano, con le serliane sormontate da specchiature quadrate.

Ai lati due barchesse simmetriche ad archi su pilastri, a esedra, abbracciano col muretto di cinta, il giardino ovale all’italiana, con statue, vasche e cappella sul lato sud-ovest, con pala e soffitto di Amigoni, altorilievo con ritratto di Tamagnino e due dipinti di scuola di Piazzetta.

Le barchesse, collegate al corpo centrale da un’arcata per lato, coronata da terrazza limitata da balaustra con putti angolari, contengono due stemmi dogali in ferro della famiglia Dolfin, una fontana a due colonne con putti sormontata da stemma marmoreo con sigillo concesso da Napoleone a un Lattes, nonno dell’ultimo proprietario, che lasciò poi la villa al Comune di Treviso. Sul muro sono visibili frammenti di marmo e terrecotte provenienti dai lavori di scavo del rio Novo a Venezia. Inoltre sul retro è presente un frutteto con peschiera e statue, tra cui i busti dei dodici Cesari.

La villa, riccamente arredata, conserva collezioni d’arte, soprattutto orientale, con pezzi rari, quadreria, orologi antichi, una stravagante raccolta di carillon e giocattoli meccanici, strumenti musicali, un ritratto, probabilmente l’unico di Giorgio Massari, una interessante cucina con mobili e suppellettili autentici, il tutto raccolto per lo più dall’ultimo proprietario, Bruno Lattes.