Villa Serego, Alighieri

Località: San Pietro in Cariano, Pedemonte, Santa Sofia

Il complesso fu progettato da Andrea Palladio per Marcantonio Serego forse nel 1569, ma ne è stata realizzata una minima parte.

Si tratta dell’unica villa palladiana in territorio veronese, ma soprattutto della più insolita, non già basata sugli schemi usuali che l’architetto ha maturato di villa in villa, con sperimentazioni che generalmente pur sempre li consolidavano, ma su qualcosa di decisamente diverso.

Già dall’osservazione del costruito si ha una notevole sorpresa: il doppio portico è retto da pesanti colonne ioniche, con capitelli di tipo arcaico, ma soprattutto di ordine gigante e bugnate. Mai Palladio aveva utilizzato questo stilema nelle sue ville, anche se la conoscenza dell’opera veronese di Michele Sanmicheli, e di quella mantovana di Giulio Romano, maestri del genere rustico, e soprattutto del rustico sapientemente mescolato al classico, aveva prodotto alcuni effetti nei palazzi vicentini palladiani.

E appunto questo rustico si raffina procedendo verso l’alto, si “nobilita” allontanandosi dal terreno, con i balaustrini della loggia, con i capitelli – per quanto a volute in piano e non diagonali ma pur sempre accuratamente scolpiti – per trionfare nella trabeazione, con architrave a tre fasce, fregio finemente decorato e cornicione dentellato. Ma qualcosa della logica palladiana è presente: nel progetto originario questi portici erano adibiti alle funzioni agrarie della tenuta, e quindi il loro aspetto doveva essere “rustico”: inoltre i bracci sono aperti verso la campagna, per ottenere la maggior fusione con la natura.

Ma se già fino a qui non è azzardato il richiamo a palazzo Te di Giulio Romano, e maggiormente a Villa Della Torre, attribuita alternativamente allo stesso Giulio Romano o a Sanmicheli, il confronto con i disegni de I quattro libri dell’architettura richiama ancora più decisamente queste due opere: dall’altra parte delle barchesse era infatti previsto un peristilio rettangolare con fontana al centro, vale a dire un elemento della Roma antica e rinascimentale ripreso in entrambe le opere succitate, e non solo, anche, nella variante palladiana di tre ali costruite e una chiusa da un muro, benché qui si abbiano comunque quattro lati porticati, della strepitosa villa Garzoni del fiorentino-romano Jacopo Sansovino. Oltre il peristilio un’esedra colonnata con una seconda fontana chiudeva la prospettiva.

Il frammento palladiano è stato più tardi inserito in un giardino e parco con statue.