Villa Selvatico, Emo Capodilista

Località: Battaglia Terme, Viale Sant’Elena

Benchè nel XVII secolo fosse andata intensificandosi la costruzione di ville, tale fervore non fu caratterizzato in generale da tratti esteriori particolari. L’architettura della villa seicentesca si può definire come una libera combinazione di forme, decorazioni e stili noti, talvolta con risultanti sorprendenti, ma meno spesso con soluzioni innovative. Nel trevigiano, ma ancor più nel padovano, la stagione barocca inizia per tempo, propiziata forse dai nuovi fermenti culturali recepiti e diffusi dalla famosa Università.

Villa Selvatico ne è una conferma: iniziati i lavori a fine Cinquecento, si sviluppa nel primo Seicento in termini decisamente nuovi e svincolati dalla tradizione classica precedente, per essere completata nel 1647. L’accostamento coraggioso di elementi classici – due ordini sovrapposti di semicolonne e lesene doriche e ioniche trabeate e coronate da timpani – con elementi medievali – torri con alte merlature ai quattro angoli – e addirittura orientaleggianti – la cupola che, cieca, rivela l’unica funzione di farsi scorgere da lontano -, improponibile sino a pochi decenni prima, realizza un complesso scenografico e suggestivo.

L’edificio è impostato per essere visto dai quattro lati, con i prospetti opposti uguali e comunque tutti simili, priva di adiacenze e dominante la pianura dalla collinetta sopra le antiche Terme. Benedetto Selvatico fece costruire poco dopo il 1646 ad Antonio Forzan lo scalone a sette rampe che giungeva al Brenta, mentre in seguito è mutato il rapporto di villa e giardino con il paesaggio circostante a causa del notevole rialzo degli argini.

Il salone a crociera è decorato da affreschi del 1650 di Luca da Reggio: dall’Eneide di Virgilio, il ciclo narra le gesta dell’eroe troiano Antenore, mitico fondatore di Patavium. Al soffitto tela ottagona del Padovanino raffigurante La gloria di casa Selvatico. Agostino Meneghini, uno dei proprietari, volle adottare il colle a parco all’inglese dandone nel 1816 l’incarico a Giuseppe Jappelli.