Villa Farsetti, Selvatico

Località: Santa Maria di Sala, via Roma

Le ville settecentesche veneziane riflettono chiaramente gli umori in cui si strugge la Repubblica, avviata alla conclusione della sua parabola, sono vistose e ricche di elementi, grandiose.

Per la prima volta da quando il rinascimento si era affermato in Veneto compaiono alcuni motivi derivati da centri europei: villa Farsetti ricorda un castello rococò francese, con la tipica fisionomia del tardo barocco internazionale.

Si presenta a tre piani, con paraste doriche, balaustrata terminale su modiglioni marmorei, sviluppata simmetricamente in linea a partire dal salone centrale ellissoidale a doppia altezza, e altera la facciata con una superficie convessa, presenta colonne e paraste corinzie e un ballatoio per l’orchestra.

Due ali concave a due piani, sono raccordate da monumentali portici a 38 colonne di marmo greco provenienti probabilmente dal tempo della dea Concordia a Roma e trafugate dalla Grecia, cedute da papa Carlo Rezzonico, Clemente XIII, lontano parente dei Farsetti; infine dai portici si sviluppano due saloni interni su pilastri. Sul retro sono intenzionalmente nascoste barchessa e foresteria di ordine rustico.

Il giardino era grandioso, con aiole fioritissime, pergolati di agrumi, numerose statue, un lago con un’isoletta, un ippodromo, teatri, anfiteatri, ponti, fiumicelli, peschiere, rari vitigni importati con la loro stessa terra, pregevoli colture, boschetti, una naumachia, una torretta, uccelliere, terme alla romana e altro ancora.

Filippo Farsetti (1703-1774), la cui famiglia ormai veneziana aveva origini toscane, abbracciò la carriera ecclesiastica per evitare quella politica che gli avrebbe imposto il suo rango e dedicarsi allo studio delle arti, delle scienze e al collezionismo; viaggiò molto e raccolse numerosi calchi in gesso di sculture antiche sui quali studiò anche Antonio Canova, e nel 1733 ereditò i terreni di Sala, li ampliò e li irrigò adeguatamente, finché, ottenute dal papa le preziose colonne di cui si è detto, si rivolse all’architetto e scenografo romano di nascita senese, Paolo Posi.

I lavori si svolsero tra il 1758 e il 1762, parallelamente a quelli dell’orto botanico ricco di serre con agrumi e piante esotiche rarissime, tra cui la magnolia grandiflora oggi così diffusa.

Ora una parte dell’edificio ospita gli uffici del Comune di Santa Maria di Sala e la biblioteca comunale.