Villa Emo

Località: Vedelago, via Stazione

La famiglia Emo, di origini antiche, era a Venezia già nel 997, proveniente dalla Grecia, e alla Serrata del Maggior Consiglio del 1297 venne iscritta al rango di patriziato; in ogni epoca diede alla Repubblica figure eminenti che rivestirono incarichi di alta responsabilità nel governo. Questa famiglia è da sempre proprietaria della villa e vi ha sempre abitato.

Leonardo Emo, provveditore per la Terraferma, luogotenente delle armate venete, governatore del Friuli a Udine, nel 1535 acquistò da Andrea Barbarigo un podere di circa quaranta ettari, che irrigò sfruttando le acque di un canale derivato dalla Brentella per convertire la cultura a saggina a quella a mais.

Su questa proprietà Leonardo pensò di erigere un’edilizia adeguata, dominicale e agricola, per sè, per i contadini, per il bestiame e i raccolti. Non si tratta dunque, di un’architettura per gli ozi della nobiltà dell’epoca. Non fu Leonardo ad aver modo di realizzare le proprie idee innovative, dal momento che nel 1539 non era più in vita, bensì il nipote Leonardo, primogenito del defunto figlio Alvise, che a circa vent’anni, nel 1556, aveva eretto la casa su disegni di Andrea Palladio.

Villa Emo e villa Barbaro a Maser sono gli unici esempi palladiani di disposizione rettilinea di ambienti abitativi e rustici, vale a dire un corpo centrale dominicale, sempre senza pronao aggettante ma qui con loggia interna tuscanica tetrastila, e ancora con stemma della famiglia in stucco di Alessandro Vittoria nel timpano che in questo caso corona solo il loggiato.

A Fanzolo si torna ad un unico piano nobile, sollevato su alto zoccolo di servizio, superato da una lunga rampa d’accesso per raggiungere l’atrio, mentre la cornice del basamento prosegue nella fascia d’imposta degli archi delle barchesse che si dipartono simmetricamente dal blocco padronale, con undici arcate per lato, terminando in due colombaie, mancanti dell’elegante aspetto di Maser ma sono due semplici torrette a base quadrata che fuoriescono dal culmine del tetto dei rustici sottostanti, mentre sul retro si possono vedere giungere sino a terra.

Il piano nobile è completamente affrescato da Giambattista Zelotti – allievo di Paolo Veronese, autore degli affreschi della villa di Maser – probabilmente tra il 1561 e il 1565. si sviluppano, inquadrati da architettura dipinta, con il predominio di colonne corinzie scanalate, l’atrio di Cerere, o forse Pale, il vestibolo, la sala, la stanza di Venere e quella di Ercole, due camerini delle grottesche, la stanza di Giove e Io, tradizionalmente riservata alla padrona, simmetrica a quella delle Arti, o del Liceo o delle Muse, riservata al padrone; qui l’architettura indica in un libro aperto la pianta della villa e precisamente il punto in cui si trova dipinta.

L’arredo è originale del Sei-Settecento. Attualmente si trovano una collezione della civiltà contadina, ristorante con uso di camere e piscina in un ampio parco, giardino all’italiana con vialetti, aiole e statue.