Villa Emo Capodilista

Località: Selvazzano Dentro, Feriole, Montecchia

La villa si può definire davvero unica in quanto si tratta di un edificio a pianta centrale perfettamente simmetrica.

Da secoli l’altura di Montecchia e i terreni circostanti appartenevano alla famiglia Capodilista nel 1568 Gabriele commissionò l’edificio – utilizzato anche come teatro per le sue qualità scenografiche – al pittore e architetto Dario Varotari (1534 – 1596), di origine tedesca e discepolo di Paolo Veronese, che in quel periodo lavorava a un ciclo di affreschi nella vicina abbazia di Praglia.

Varotari spianò la cima del colle, creando un giardino all’italiana con cinta a forma di quadrato quadrilobato sugli assi dei lati, assi che si materializzano e si incrociano al centro: partono come scale dal recinto, proseguono come viali, entrano nella villa a pianta quadrata, attraversano una loggia e uno ritorna a formare le scale, che nel cuore dell’edificio – al centro della pianta così suddivisa in quattro quadrati identici, e a metà altezza -, sostano su un pianerottolo e girando ad angolo retto lungo l’asse perpendicolare raggiungono le logge al piano superiore sugli altri due prospetti dell’edificio.

Il risultato è una pianta quadrata, con quattro doppi loggiati a cinque archi, tra lesene doriche bugnate al piano terra, quattro pseudo torrette angolari, una croce di scale al centro che determina quattro stanze quadrate su entrambi i piani; sui prospetti, perfettamente identici, l’aspetto delle torrette viene celato e ingentilito da slanciate volute di raccordo ed elementi decorativi, con richiami a stili orientali e fiabeschi.

Assieme ad Antonio Vassillacchi detto l’Aliense (1556 – 1692), Varotari affrescò gli interni: nella stanza delle Ville sono rappresentate le altre proprietà della famiglia; eleganti motivi in stile rocaille furono aggiunti nel Settecento.

Nei pressi si trova tutt’ora un castello medievale dal cui centro svetta una imponente torre, con una chiesetta cinquecentesca; la corte ospita un museo della civiltà rurale. Secondo la tradizione vi avrebbe avuto luogo un difficile incontro tra sant’Antonio ed Ezzelino da Romano alla presenza del beato Giordano Forzatè, antenato dei Capodilista.

Questi nobili padovani fondendosi con la famiglia patrizia veneziana degli Emo diedero origine al ramo Emo Capodilista.