Palazzo Ducale

Sorge sulla piazzetta di S. Marco alla destra di chi volga le spalle al mare e testimonia, nella sua mole imponente ed allo stesso tempo elegante e armoniosa, della potenza e della ricchezza creative della Serenissima nel periodo del suo maggior fulgore. Nell’appartamento d’onore dimoravano i dogi e vi avevano sede le più alte magistrature della Repubblica e l’Archivio Pubblico.

Il primitivo edificio (XII secolo) subì due incendi e fu quindi più volte ampliato e restaurato; la forma definitiva gli fu data tra il 1309 e il 1442 e rappresenta il migliore esempio di architettura gotico-veneziana. E’ una costruzione a pianta quadrata, dall’aspetto molto compatto, reso estremamente leggero dall’inversione delle masse (cioè dal vuoto in basso e il pieno in alto), dal colore rosato della pietra policroma, dai portici e trafori che ornano la facciata nella sua parte bassa. Al primo piano, sopra al portico del terreno, corre una raffinatissima loggia ad archi intrecciati, mentre al piano superiore si affacciano una serie di finestre gotiche, interrotte da due eleganti balconi (XV-XVI secolo).

Passando sotto alla gotica Porta della Carta, attigua al fianco della Basilica di S. Marco, attraverso l’Arco Foscari (1471), si accede ad un ampio cortile in gran parte di forme gotico-rinascimentali: vi si affacciano una bellissima parete istoriata in marmo e due pareti in cotto. Di fronte all’Arco Foscari si trova la monumentale Scala dei Giganti, progettata da A. Rizzo (XV secolo), ornata da due grandi statue di Marte e Nettuno, opera del Sansovino (1554).

In cima allo scalone aveva luogo la solenne cerimonia con la quale il doge riceveva il berretto ducale detto zoia (gioia).

L’isan-cristoforo-tizianonterno del palazzo rappresenta l’espressione più elegante del periodo aureo veneziano, ridecorato dopo l’incendio del 1577. Vi si accede da una scala posta sotto il lato orientale del portico e quindi per la cosiddetta Scala d’Oro che conduce al primo piano nobile. Qui hanno sede quelle sale che costituivano l’Appartamento Ducale, ove risiedevano i dogi; l’appartamento è preceduto dalla Sala delle Mappe che accoglie carte e documentazioni geografiche. Nelle varie sale dell’Appartamento, dai soffitti riccamente decorati, ricordiamo un S. Cristoforo affrescato da Tiziano, quattro tavole di J. Bosch raffiguranti scene sacre, una Pietà di G. Bellini. Nella Sala detta degli Scudieri è presente una tela del Tiepolo raffigurante Venezia che riceve l’omaggio di Nettuno.

Al secondo piano nobile si inizia la visita dall’Atrio quadrato con tele del Tintoretto ed affreschi del Veronese e di F. Bassano; nella Sala delle Quattro Porte, di Tiziano, Il doge Grimani adora la Fede; nell’Anticollegio quattro bellissimi pannelli del Tintoretto ornano le pareti con scene mitologiche insieme al Ratto d’Europa del Veronese; nella Sala del Collegio si trova il prezioso soffitto intagliato del 1577 decorato dallo splendido ciclo del Veronese le cui allegorie celebrano la potenza di Venezia e la Virtù; alle pareti tele del Veronese e del Tintoretto; nella Sala del Consiglio dei Dieci, il bellissimo soffitto a pannelli è opera del Veronese e della sua scuola; dall’andito del Maggior Consiglio si accede alla Sala del Guariento, il cui grande affresco del Paradiso, fu in parte distrutto da un incendio nel 1577; nelle Sale d’Armi si può ammirare l’Armeria del Consiglio dei Dieci; splendida poi e celebre per la sua solenne eleganza, è la Sala del Maggior Consiglio sul cui stupendo soffitto a riquadri Veronese rappresentò l’Apoteosi di Venezia; la parete di fondo è occupata dalla più grande tela del mondo, 22 metri per 7 metri, il Paradiso del Tintoretto; alle pareti vari dipinti di Tintoretto, Palma il Giovane, J. Bassano ed un fregio con i ritratti di 76 dogi, di J. e D. Tintoretto.

Anche nelle altre Sale – Quaranta Civil, Scrutinio, Quarantia Criminal – sono presenti notevoli affreschi e dipinti di Tintoretto, Palma il Giovane ed altri; va ricordata la Sala del Magistrato delle Leggi con le statue di Adamo ed Eva, capolavoro di A. Rizzo del 1470, perfetto esempio di scultura veneziana del Rinascimento.

Infine uscendo e discendendo alla Loggia, si possono visitare le temute e malsane prigioni della Repubblica Serenissima. Il ponte che collega il Palazzo con le prigioni, attraversando il rio di Palazzo, fu chiamato dei Sospiri perchè percorso dai condannati che lasciavano la libertà.