Il Veneto presenta un ampio ed esauriente panorama turistico e culturale, sempre meta ed irresistibile richiamo per visitatori italiani e stranieri. All’offerta vanno annoverati quegli itinerari di notevole interesse artistico e storico rappresentati dalle Ville dell’entroterra veneto.

da pochi decenni a questa parte, infatti, in seguito ad una vigorosa azione di recupero, tesa a salvare i patrimoni artistici e culturali costituiti appunto dalle ville, è nato e si è rapidamente accresciuto l’interesse per questi grandi complessi architettonici, sorti in un ampio periodo di tempo compreso tra il 1400 e l’epoca neoclassica.

Sempre opportuno, dunque, suggerire a chi si reca a Venezia, di non tralasciare la visita ad almeno alcune delle più famose ville del Veneto, nella certezza che vi potrà scoprire tesori non meno preziosi di quelli incontrati nel più famoso capoluogo.

La nascita

Analizzando semplicemente la dislocazione geografica ed il numero altissimo delle ville, non può non destare sorpresa il fatto che esse si trovino disseminate fin nella provincia di Rovigo, o addirittura in sperdute valli alpine, oppure che siano presenti in altre zone in misura tanto cospicua, e siano di dimensioni tali da far evocare immagini di dimore principesche piuttosto che di ricchi patrizi e borghesi veneti.

Le ragioni di tutto ciò sono da addurre a cause storiche, economiche, culturali molto antiche, risalenti cioè ai primi anni del secolo XIV. E’ proprio in questo periodo infatti che nel Veneto cessano le scorrerie e le guerre che avevano caratterizzato gli anni precedenti, e che avevano visto come protagoniste di scontri sanguinosi le grandi famiglie venete, dai Della Scala ai Da Romano, e persino i lombardi Visconti. Un periodo di pace e di tranuillità si stende finalmente sulla regione, durante il quale appare ormai consolidata la potenza della Serenissima sulla terraferma, dalla costa adriatica fino all’estremo limite del Veronese.

Un’era di lavoro fruttuoso si apre così per le province venete di Treviso, Padova, Vicenza, Verona, le cui campagne prime ormai delle minacce degli eserciti, si ripopolano rapidamente; il paesaggio muta sensibilmente, lasciando intravedere nuove e più produttive coltivazioni e soprattutto nuove forme edilizie, che prendono il posto dei castelli fortificati che non hanno più ragione di esistere. Si tratta di ville di modeste dimensioni, atte ad accogliere il signore con la sua famiglia, dalle quali egli può seguire comodamente il lavoro dei campi, spesso sua unica fonte di sussitenza. Egli vive quindi in campagna dalla primavera all’autunno inoltrato, per poi tornare a trascorrere l’inverno in città, anche se la salubrità dell’aria, ma soprattutto lo sviluppo della cultura umanistica, con la conseguente riscoperta del vivere degli antichi in armonia con la natura e la campagna, gli fanno prolungare sempre di più i soggiorni nella dimora estiva.

Nel corso del ‘400, quindi, soprattutto nel Veronese e nel Vicentino, si assiste alla costruzione di numerose ville, sviluppo edilizio presente, per altro, anche nella vicina Venezia e nelle isole circostanti, a seguito della ricchezza prodotta dal prosperare del commercio con l’Oriente; ed è facile osservare quali e quanti siano i tratti architettonici comuni alle case di campagna e di città.

In linea di massima le ville vicentine e veronesi non hanno grandi dimensioni: vi è un’ala padronale staccata dalle altre costruzioni, che accolgono le abitazioni dei dipendenti, le stalle e i magazzini, dislocati in prossimità della casa del signore. I sistemi costruttivi sono per gran parte due: il primo con torre a fianco di un corpo orizzontale, aperto in portico con una loggia soprastante; il secondo, privo di torre, con un corpo coperto da due spioventi ed ornato di rade monofore nelle due facciate, oppure di polifore sulla facciata anteriore che solitamente è volta a mezzogiorno. Non mancano costruzioni più imponenti, che possono essere ascritte senza alcun dubbio all’architettura gotica; è il caso di S. Maria a Thiene (Vicenza), coronata di merlature e ornata di polifore e monofore di eccezionale eleganza, con affreschi al suo esterno, o la villa già Camerini a Carmignano di Brenta (Padova).

Nella seconda metà del secolo, elementi di stampo rinascimentale si sostituiscono a quelli più tipicamente gotici, evoluzione questa che si ritrova senza sostanziali differenze nell’architettura cittadina.

La scoperta dell’America (1492) e le nuove minacce turche al commercio con l’Oriente, costringono anche i ricchi borghesi lagunari a volgere il proprio sguardo ed il loro interesse alla terraferma; così il ‘500 si apre con un nuovo accrescersi della popolazione nell’entroterra veneto. I nuovi signori che popolano le campagne apportano al lavoro dei campi uno stimolo nuovo, proprio di chi è abituato al commercio e al maneggiare con intraprendenza grandi somme di denaro; e non è raro quindi vedere in questo periodo il sorgere di nuove colture e l’affiancarsi di attività artigianali accanto a quelle più tipicamente agricole. Variano di conseguenza anche le esigenze abitative, e le ville che adesso si costruiscono non si presentano più con una molteplicità di edifici, ma si sviluppano in un corpo unico, su cui spicca l’abitazione del padrone, innalzata su un alto zoccolo, connotata con il segno templare sul frontone, congiunta però mediante portici continui alle abitazioni dei contadini, alle stalle, ai magazzini. Tali portici, dette barchesse, permettono al signore di raggiungere le varie parti dell’azienda agricola evitando le piogge scroscianti o il sole torrido. Autore di tale rivoluzione in campo architettonico è Andrea Palladio (1508-1580), che rimarrà un punto di riferimento per la progettazione delle ville fino al ‘700.

I soggiorni nelle ville si allungano e nasce quindi l’esigenza di renderle più comode e lussuose: ecco che si procede ad affrescarne gli interni con scene che alludono alle virtù del committente, prodotte dalle mani abili di artisti come il Veronese, Gian Battista Zelotti, Gian Antonio Fasolo.

I protagonisti dell’architettura di questo periodo sono Trissino, Cornaro, Sanmicheli, Giandomenico e Vincenzo Scamozzi; ma sopra ogni altro emerge la figura del Palladio.

Il ‘600 è un secolo difficile, per le guerre, le pestilenze, le carestie, la grande crisi economica e si assiste quindi ad un ristagno dell’attività edilizia; ma sin dalla fine del XVII secolo tale attività riprende, grazie al fiorire dell’industria dei pannilana e della seta. Mentre la Serenissima tramonta, l’entroterra veneto vive una nuova fase di benessere, e ora come non mai le ville si arricchiscono di nuovi fasti, di pitture, sculture e stucchi; si rinnovano i giardini con aiuole sontuose, con ricche fontane, si creano corsi d’acqua artificiali e laghetti inseriti nelle radure dei “boschi selvaggi”, che rispondono al gusto del parco all’inglese.

Si diffonde l’imitazione del Palladio, che continua ad essere il protagonista dell’architettura di villa, anche se accanto al modello palladiano si colloca la produzione di maestri provenienti da matrici culturali diverse, che originano capolavori di stampo profondamente differente l’uno dall’altro. Si può quindi affermare che ogni provincia si caratterizza per un diverso stile, anche se più o meno ovunque si risente dell’influenza palladiana. Per tutto il XVII secolo le ville si arricchiscono con gli affreschi del Tiepolo, con le statue dei Bonazza e di Orazio Marinali, con i dipinti di Canaletto, di Francesco Guardi, di Marieschi, mentre abili artigiani le ornano con maioliche e ceramiche degne della più grande produzione europea.

Ville Venete in provincia di Venezia

Ville Venete in provincia di Treviso

Ville Venete in provincia di Vicenza

Ville Venete in provincia di Belluno

Ville Venete in provincia di Verona

Ville Venete in provincia di Rovigo

Ville Venete in provincia di Padova

La Riviera del Brenta e il “Burchiello”